Principi F.A.I.R. – Rintracciabilità

Seconda tappa tra le parole della Digitalizzazione

10 Novembre 2021

La nostra riflessione sui principi FAIR questa settimana affronta la parola Findability, traducibile in italiano con Rintracciabilità. Ogni lettera di FAIR è infatti dotata di un sottoinsieme di sfaccettature che si concentrano su criteri tecnici e architettonici dell’informazione e su requisiti specifici del dominio della conoscenza.
I dati fanno parte delle nostre vite, del nostro modo di accedere alle informazioni e alla conoscenza; ogni giorno siamo fruitori e produttori di dati. Sono ovunque: li usiamo, li consultiamo ed essi determinano le nostre decisioni. I dati sono di natura molto diversa e capire come vengono organizzati, strutturati e pubblicati è cruciale per capire tutto il mondo che ci circonda. Uno degli obiettivi dei principi FAIR è quello, per l’appunto, di rendere i dati scientifici (e i metadati connessi) facili da trovare sia per gli esseri umani sia per i computer. Rintracciabilità, quindi, non ha lo stesso significato di ricercabilità? Vi è quindi una grande differenza tra qualcosa che è trovabile e qualcosa che è ricercabile? Poter individuare i dati è presupposto necessario per gli altri tre principi FAIR – accessibilità, interoperabilità e riuso.
Con Findability si intende dunque la rintracciabilità dei dati della ricerca. In che modo? I dati possono essere rintracciati sia dagli esseri umani che dalle macchine, per esempio esponendo metadati e parole chiave significative per le macchine ai motori di ricerca e ai cataloghi di dati di ricerca. Ma, soprattutto, i dati devono essere referenziati con identificatori unici, immutabili e quindi persistenti (DOI, URN, Handles, etc) e i metadati devono includere l’identificatore dei dati che descrivono di dominio della disciplina di appartenenza.
Le quattro indicazioni dalle linee guida di ICCU del progetto PARTHENOS sulla rintracciabilità:
• Usate identificatori persistenti
• Citate i dati di ricerca
• Usate identificatori persistenti per l’autore
• Scegliete lo schema di metadati più appropriato
Per esempio la National Gallery di Londra sta focalizzando il proprio lavoro proprio su questi aspetti, in particolare attraverso un Developing Identifiers for Heritage Collections.

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