“Abbiamo ereditato la cultura attraverso gli oggetti, la lasceremo al futuro attraverso le testimonianze digitali”

La Digital Library al We Make Future per stimolare la crescita di servizi culturali

22 Luglio 2021

Quanto è digitalizzabile la cultura? Quali i progetti a medio e lungo termini del Ministero? Quali saranno le nuove professioni culturali? Cosmano, chairman e ideatore del Web Marketing Festival intervista Laura Moro, direttrice della Digital Library del Ministero della Cultura, sul Mainstage del festival “We Make Future” di Rimini (15-17 luglio 2021).

 

A che punto è la digitalizzazione del patrimonio culturale in Italia? E quanto è digitalizzabile la cultura?
In rete è già disponibile tantissima digitalizzazione del patrimonio culturale. Sono tanti anni che questa pratica è stata avviata (prima dalle biblioteche, poi hanno seguito gli archivi, adesso anche i musei). Ci sono ampissimi margini di miglioramento sia in profondità che in ampiezza: in profondità, perché il patrimonio è sconfinato e si amplia con il passare del tempo; in ampiezza, perché siamo partiti dal digitalizzare gli oggetti per renderli fruibili sul web e adesso bisogna digitalizzare i servizi, i processi all’interno dei luoghi della cultura, delle organizzazioni culturali e dobbiamo immaginare nuovi modi di avvicinare i cittadini al patrimonio culturale attraverso la digitalizzazione. Abbiamo ereditato la cultura attraverso gli oggetti, la lasceremo al futuro attraverso le testimonianze digitali.

Quali sono i progetti nel medio e nel lungo termine del Ministero per la digitalizzazione del patrimonio culturale?
Nel breve-medio termine abbiamo l’obiettivo di mettere a sistema tutto quanto è stato prodotto in questi anni (che è tanto), che si trova in depositi, nei repository. Lavoreremo prima di tutto per creare uno spazio dei dati comune dove tutte queste risorse digitali possano essere raccolte, conservate, organizzate, esposte.
Nel lungo termine l’obiettivo è ampliare l’offerta per stimolare la crescita di servizi culturali che partono dalla digitalizzazione del patrimonio culturale: bisogna ora creare valore, stimolare la creazione di nuovo pensiero e di nuovi prodotti culturali.

Vista questa accelerazione digitale, ci saranno nuove professioni culturali per chi si occupa di questi temi?
Le professioni devono cambiare, dobbiamo capire però come cambiarle. I cambiamenti non vanno mai per cancellazione ma vanno per sovrapposizione, per cui le professioni, quelle che hanno sempre lavorato nei luoghi della cultura (gli storici dell’arte, gli archivisti, i bibliotecari) non devono perdere le loro competenze, ne devono acquisire delle altre per saper stare nell’ambiente digitale. Una nuova figura professionale che sta crescendo – anche dentro le università – è l’umanista digitale, che deve trovare adesso una corretta collocazione, perché non è un umanista che ne sa qualcosa di digitale e non è nemmeno un informatico che ne sa qualcosa; è una persona che sa fare da tramite tra i due mondi e che quindi parla tutti e due i linguaggi e che sa utilizzare le tecnologie per estrarre conoscenza, senso, significato da tutte le testimonianze della cultura. Ne avremo tantissimo bisogno e spero che sappia crescere accanto alle altre professioni.

Ci sono più persone che vanno alla scoperta della cultura grazie al digitale? Il Covid ha accelerato questo processo?
Il Covid ha accelerato un cambiamento che era già in corso sia negli utenti che nei negli operatori dei luoghi della cultura, “ci ha fatto fare il salto” perché non potevamo fare altrimenti e abbiamo capito che ci può essere una fruizione comunque consapevole, profonda, di un luogo della cultura anche a distanza. È chiaro che non è quello che noi ci aspettiamo. Noi ci aspettiamo che il digitale stia dentro le istituzioni culturali, dentro i luoghi della cultura per ampliare e potenziare le nostre capacità cognitive e quindi di allargare le nostre capacità.

 


Per approfondimenti:

Guarda il video dell’intervista sulla pagina Facebook del festival (minutaggio 1:11:33)
Leggi la news sul programma della nostra tre giorni al festival We Make Future
Vai all’articolo su Il Sole 24 ORE
Leggi l’articolo su AgCult

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